A CHI SI AFFEZIONA IL GATTO?

SFATIAMO IL LUOGO COMUNE DEL TERRITORIO

Ma davvero il gatto si affeziona solo alla casa ?

Si, se con il gatto non instauriamo nessun’altra relazione se non quella sporadica fatta solo di “ma tanto è un gatto si arrangia”.

In realtà il detto popolare che “il gatto si affeziona alle cose e non alle persone” è solo un luogo comune nato nelle grandi case rurali di una volta dove gli animali erano tenuti meno in considerazione se ragioniamo su base affettiva, e visti più come fedeli guardiani.

Fatta eccezione ovviamente per alcune specie che servivano all’uomo nel lavoro, nelle attività quotidiane, per sfamarsi, che allora ottenevano un po’ più di considerazione, come il cane, il cavallo, le mucche,…

gatto

Per chi “non conosce” il gatto, per coloro che non hanno mai provato a sentirlo parte della famiglia, è difficile vedere oltre questo luogo comune  perché, rispetto il cane, ha un’etologia differente, un modo di comportarsi meno sfacciato, più rispettoso se vogliamo della libertà altrui e del senso di contatto, non si appiccica, non si impone.

E’ un animale molto abitudinario, molto più che non il cane, che lo porta ad aver bisogno di appigli sicuri, di certezze. 

E se ragioniamo un po’… Per chi la casa, il territorio, il quartiere, non sono una certezza?? C’è l’umano che si dispera per andare a vivere in un altro paese (magari quello vicino a 5 km di distanza), e c’è il gatto che va in down se non ritrova la ciotola o la lettiera al suo posto. 

In questo ci assomigliamo quindi molto di più con il gatto che non con il cane.

Il territorio per il gatto, il suo luogo sicuro, la cosa che sembrerebbe amare più delle persone è semplicemente anche una scatola di cartone.

Ma perché poi non proviamo qualche volta a pensare che non per forza tutte le specie e tutti gli individui sulla faccia della terra devono avere un coinvolgimento emotivo verso di noi, creare una relazione, instaurare un rapporto spesso di sudditanza dove, come e quando vogliamo noi?

Ma cosa rappresenta il territorio per il gatto?

E’ la FONTE PRIMARIA DI SICUREZZA a livello ancestrale (ovvero quando ancora non si era creata una relazione con l’essere umano)

Il gatto è un animale sociale facoltativo, il che significa che non vive in branco (NON E’ UN PICCOLO CANE) ma sceglie di essere o meno sociale, e sopratutto sceglie i suoi affiliati.

Il grado di aggregazione e il livello di socialità nell’interspecificità dipendono da:

  • Disponibilità e distribuzione delle risorse
  • Ampiezza del territorio
  • Densità di individui nel territorio

 

Ma per quanto riguarda l’uomo, il gatto ha bisogno principalmente di 

  • Reciprocità
  • Empatia/Impara la mia lingua
  • Rispetto
  • Premura/Attenzioni
  • Affetto/Amore sincero

Perché un gatto stia bene e ami un territorio, non necessita solo di un tetto e di cibo, ma come essere senziente, creerà delle relazioni veramente profonde se i suoi umani glielo permetteranno. Relazioni non di sopravvivenza, dove o ci sei o mi ammazzo, ma quelle di puro amore, rispetto reciproco, quelle che tutti noi umani bramiamo in realtà, quelle che io ci sono per te e tu per me, quelle che quando vogliamo ci coccoliamo altrimenti ognuno per la sua strada senza magone o invidia. Perché sono quelle relazioni in cui sei sempre collegato, dove io ti penso e tu compari alla porta pronto ad entrare, dove se non ritorni al tuo solito orario o cambio routine andiamo in tilt, non per il cambio in se per se, ma perché ho paura di perderti.

E’ vero. Il gatto non ha bisogno del giretto pipi, del tirami il frisbee, il gatto si autogestisce addirittura con il cibo. 

Ma il gatto non ama la solitudine (come non la ama nessuno), non ama non essere considerato.

E si, ci sono gatti che imparano, IMPARANO, ripeto IMPARANO a vivere come VOI non ci foste, perchè VOI vivete come se loro non fossero parte della famiglia (al più che voi non consideriate la famiglia alla stregua di un estraneo). Ma ci sono anche molti gatti che dallo struggimento di questa mancanza (incapibile) di affetto, delirano. E allora diventano aggressivi, irritabili, oppure estremamente fifoni, o ancora vanno in depressione, o sviluppano tutta una serie di disturbi psicosomatici, che guarda caso quando l’umano impara a relazionarsi e ad esprimere amore e premure magicamente spariscono come sono arrivati.

Il gatto è un animale che ha bisogno di molte attenzioni, sicuramente diverse da quelle del cane, ma sempre fondamentali per la sua salute psicofisica e il suo benessere.

E se questo tassello manca nella comprensione di questa specie, allora non ci potrà mai essere una relazione, un “preferire la persona alla casa”.

Non solo con il gatto, ma con qualsiasi specie dobbiamo imparare a relazionarci e dare, prima ancora di ricevere.

Ovviamente anche qui, alla base ci dev’essere una coscienza umana atta a comprendere che come non tutte le razze di cane vanno bene per qualsiasi persona, così tutte le specie non è detto siano la scelta azzeccata in un determinato momento e per una specifica persona. 

Poniamoci nell'ordine di idee che forse spesso è il nostro comportamento a non andare bene per le altre specie, perché non siamo in grado di capire, relazionarci, empatizzare, neanche all'interno della nostra specie, in altre parole di mettere da parte il nostro egocentrismo.

Per concludere… 

 

Impegnati a comprendere il linguaggio del tuo animale, lui comprende il tuo osservandoti.

Ci saranno comportamenti che lui non capirà del tuo atteggiamento, che possono incutergli timore o che sembrano sgridarlo. 

Cerca di fare attenzione, la maggior parte dei comportamenti che lui mette in atto sono fisiologicamente normali per la sua specie, non contempla il dispetto: non urlargli, non alterarti, non fraintendere… PERCHE’ QUESTO E’ UNO DEI PRIMI E PEGGIORI PASSI CHE PUOI COMPIERE VERSO L’INCOMUNICABILITA’.

A presto amici

Al prossimo articolo

Non mancate!

Stella

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