EQUILIBRIO vs ANTROPOCENTRISMO

Condivido con voi un pensiero attraverso un video che parla di un aspetto con cui ormai da diversi anni mi interfaccio spesso.

"Continuare ad accalappiare dalla strada, senza sapere banalmente se quell'animale può avere una buona qualità di vita anche li dove si trova, per riempire strutture o per creare delle adozioni spesso fallimentari, è una grossa mancanza di rispetto verso gli animali."

Prelevare per forza dall’ambiente rurale in cui vive un animale non significa per forza fare il suo bene o quello della comunità, spesso è semplicemente un atto di potere, di pietismo, antropocentrismo, di egoismo da parte di una specie (la nostra) che crede di essere la prima e più importante, e che pensa di potersi permettere di gestire sempre e comunque la vita altrui, spesso nemmeno conoscendone le specifiche etologiche.

Come è possibile capire dall’intervista del video, andrebbe rivalutata tutta la questione sia del randagismo (dei cani ma soprattutto dei gatti) sia del fattore strutture ospitanti. Perché, anche l’aspetto adozioni non va sottovalutato e solo osservato da un’ottica umana, quasi trattando come oggetto, senza emozioni o vissuto, ogni individuo che ci è finito dentro (canile o gattile).

Finito dentro perché per un animale vivere in una struttura (soprattutto dopo esser stato prelevato dall’ambiente rurale) è come stare in galera, una galera in cui riempirsi il naso di odori nauseabondi di mille individui diversi con i quali doversi confrontare anche quando non se ne avrebbe per nulla voglia, ma con i quali alle volte addirittura devi condividere una ciotola di cibo da discount, terribile. E gli odori quelli interessanti e lo svago della Natura che rimangono vividi in ogni mente, quelli rimangono solo un ricordo. Galera in cui libertà e dignità sono state perse per aver dato fiducia. Galera dove un’individuo che neanche mi conosce chissà che bene decide della mia vita, decide come e quando e a chi affidarmi, spesso ad cazzum, per alla fine rimpiazzare il mio posto con quello di un altro innocente. Esatto INNOCENTI.

Si lo so, questa descrizione è cattiva, alquanto brutta, fa male, molto male da leggere, soprattutto per tutti coloro che operano in queste strutture. 

Ma è ora che l’essere umano inizi a capire quale sia il suo posto nel mondo, ed imparare a comportarsi per primo prima ancora di insegnare alle altre specie. Imparare ad osservare la natura, gli animali, ad imparare dal loro rispetto e dalla loro empatia.

Per un mondo migliore sul serio, per salvarsi lui stesso la pelle dal baratro in cui la Terra sta sprofondando a causa dell’errore di valutazione con il quale l’uomo si interfaccia nel mondo ogni giorno.

Un appello va ai professionisti, a coloro che dello studio e dell’osservazione ne hanno fatto un lavoro, uno stile di vita: Aiutiamo, aiutiamoci a capire come comportarsi, come rapportarsi a questo fenomeno.

Davvero è una situazione precaria per questo individuo? Davvero ha delle difficoltà in questo ambiente? O sono le mie proiezioni che me lo fanno vedere così?

“Il nostro punto di vista sul randagismo non coincide sempre con l’idea di benessere dell’animale, anche quando si è armati delle migliori intenzioni.”

A proposito di ACCUMULATORI COMPULSIVI...

Da quando mi occupo di etologia (nello specifico felina), mi è capitato spesso di imbattermi in casi di famiglie che richiedevano il mio aiuto per problemi di convivenza e incapacità di gestione del gruppo familiare.

Quando poi mi approcciavo all’abitazione di queste famiglie per il consulto trovavo situazioni disarmanti di DISAGIO e STRESS dove addirittura 6, 8, 10, .. gatti (e magari qualche cane) di età, derivazione, sesso diverso convivevano nello stesso locale, solitamente un appartamento, senza uscita all’esterno, dove gli animali venivano divisi tra le varie stanze, e dove ci rimanevano “incarcerati” per il resto della loro esistenza. Non vi sto neanche a descrivere poi lo stato psicologico di questi individui, le patologie somatiche che sviluppavano come sfogo al disagio, ne tanto meno le condizioni delle varie case (sappiamo tutti cosa succede quando un animale rinchiuso tenta di farti notare che non sta bene!). IRRECUPERABILI, IRRECUPERABILE.

Questi argomenti sono spesso tabù anche nelle scuole e tra professionisti, ma in realtà (anche nel nostro Bel Paese) sono più presenti che mai.

In queste condizioni poi il circolo vizioso di stress si alimenta all’infinito tra individui che spesso non sono adatti per convivere (PRIMA DI ADOTTARE BISOGNA SEMPRE SCANDAGLIARE L’EQUILIBRIO CASALINGO, GLI SPAZI A DISPOSIZIONE, IL TEMPO, GLI ABITANTI,..), tra animale ed essere umano di riferimento, tra essere umano e famiglia umana (casi di famiglie con bambini di età inferiore ai 10 anni piangenti e urlanti, tipo tarzan tra i divani, che per primi risentono del surplus di abitanti in casa e del loro disagio… animali e bambini sono molto empatici!).

Pensando poi come tutto ciò potrebbe essere evitato semplicemente facendosi aiutare da professionisti, attuando semplici ma fondamentali regole (PRIMA FRA TUTTE QUELLE DI CONOSCERE LA SPECIE),  e capendo che ad ogni bel desiderio c’è sempre un limite, che non tutto ciò che desideriamo è possibile averlo, ma soprattutto pensando al rispetto di ogni essere vivente, degli animali che devotamente hanno deciso di condividere la loro storia con noi.

Siamo parte di un tutto, siamo solo una specie tra tante e non siamo superiori a nessuno.

Che il Covid-19 ci dia l’opportunità di capire quanto abbiamo bisogno degli altri, degli animali, delle piante, della Madre Terra, più che loro di noi. Che ci aiuti a comprendere che per proteggere loro (come intende fare il volontario di canile), ma anche noi stessi, dobbiamo trovare un EQUILIBRIO e non continuare a distruggere. Dobbiamo imparare ad essere meno parassita nocivo e più coccinella o ape, se vogliamo salvaguardarci e salvaguardare.

Lo stesso discorso vale per la fauna selvatica (e il nostro pietismo nel darle da mangiare). Ma per oggi…

A presto amici

Al prossimo articolo

Non mancate!

Stella

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