L'IMPORTANZA DI LEGGERE L'ETICHETTA

Ormai avrete capito quanto poco ami tutto ciò che è industriale, artefatto, mirato al profitto più che alla salute. 

Ma purtroppo sempre più ci dobbiamo confrontare con questo tipo di mercato, che però non significa non essere coscienti di cosa si acquista.

Come ho accennato in un articolo precedente, le allergie e le intolleranze sono in continuo aumento nei nostri animali, e tra i maggiori imputati ci sono niente popo di meno che l’alimentazione e l’inquinamento apportato dai materiali dei contenitori.

Oggi vi guiderò perciò alla scoperta delle etichette per imparare a destreggiarvi il più possibile per non lasciare in mano agli altri la salute del vostro animale.

Sia che scegliamo un prodotto commerciale come le crocchette, sia che ci affidiamo agli integratori e nutraceutici per le diete casalinghe, barf, etc. è sempre importante andare a leggere il contenuto descritto sulla confezione.

Infatti anche per i prodotti più naturali, biologici, olistici, e chi più ne ha più ne scriva, ci possono essere delle controversie soprattutto quando si parla di animali.

Non per forza se c’è scritto prodotto naturale significa che gli ingredienti con cui è stato fatto siano veramente speciespecifici per quell’animale o che siano tutti di origine controllata e senza inquinanti.

Inoltre molte etichette si nascondono dietro nomi letteralmente “complicati” da decifrare e spesso ingannevoli sulle reali metodologie di lavorazione e provenienza di una risorsa.

Per non parlare di come, in base al paese di produzione (e allevamento) un prodotto sottende a regolamenti differenti che possono non coincidere con quelli vigenti nel paese di confezionamento, se questi due momenti di lavorazione non vengono effettuati nello stesso paese. E credetemi questo succede più volte di quanto pensate, ed è ovviamente una delle beffe della non attenta lettura dell’etichetta.

Ma andiamo al sodo…

COSA DEVE CONTENERE LA DICITURA DI UNA ETICHETTA:

In termini di peso e posizione nella lista degli ingredienti per quanto riguarda il prodotto alimentare, per un carnivoro, ci devono essere al primo posto (quindi in maggioranza nel prodotto) le proteine. Proteine che devono possibilmente derivare da fonte animale e non vegetale. Fonte animale che significa carne (muscolo, organi, visceri, ..) e non zoccoli, piume, pelle, etc. (che vanno bene solo come fibra e in quantità moderata… per il resto sono spazzatura).

Es. Pollame non è uguale a pollo o gallina, ma definisce un mangime creato con zampe, piume, becchi e altri prodotti di scarto.

Innanzitutto… fate molta attenzione alla dicitura. C’è molta differenza tra con, ricco in, al gusto di ,..

Ad esempio quando leggiamo “al gusto di” non significa sia presente quell’alimento nel prodotto, ma che semplicemente sono stati aggiunti degli aromi “al gusto di”, e sappiamo benissimo quale sia poi la differenza in termini di salute e nutrimento. Se invece leggiamo “con..” quell’alimento dev’essere contenuto almeno per il 4% sul totale (ma poi siamo sicuri che quel 4% è muscolo, se parliamo di carne, o semplicemente unghie, penne, pelle ovvero tutto ciò che a livello proteico è inutile?). Ancora… se leggiamo “ricco in” significa che l’alimento deve essere presente per il 14% del totale.

Quando parliamo di peso bisogna sapere poi che gli ingredienti con un alto contenuto di acqua, come le carni, il pesce e le verdure fresche, occuperanno le prime posizioni dell’elenco superando di gran lunga quelli in farina o essiccati non perchè maggiori in termini di quantità in se per se contenuta nel prodotto, ma perchè in realtà viene conteggiato il peso dell’acqua (cioè viene scritto il peso dell’alimento prima di essere processato). 

A questo punto è importante valutare anche in termini di lavorazione le materie prime. Lasciate perdere tutte quelle marche con diciture come

  1. sottoprodotti di origine animale: trattasi di carcasse, zampe, ossa, piume etc 
  2. farine animali: ottenute da lavorazione, essiccazione e triturazione di carcasse e parti di esse come piume, zoccoli, le farine di carne sono tra le principali indiziate della diffusione del morbo di BSE, ovvero di “Mucca pazza”. Vietate nel 1994 per l’alimentazione dei ruminanti continuano ad essere impiegate
    per polli, conigli, maiali, pesci e costituiscono uno degli ingredienti dei pet-food
  3. idrolizzati proteici: proteine ricavate mediante processo chimico degli scarti, sottoposte a doppia lavorazione rispetto a quando si usa come materia prima la carne
  4. proteine animali o proteine di legumi: utilizzate per aumentare il contenuto proteico se la fonte animale è scarsamente rappresentata

 

Non esiste inoltre un prodotto personalizzato in base alle esigenze di razza. Può essere rappresentata la differenza tra cucciolo e adulto. Ma quando trovate marchi con la suddivisione in razze credetemi è solo marketing. Solo un nutrizionista con le diete naturali può creare una combinazione di nutrienti personalizzata, ma non per razza, bensì per individuo (anche all’interno di una specifica razza).

Infine molti si chiederanno che differenza c’è tra i nuovi brand dove si legge:

  • estruso
  • pressato a freddo
  • liofilizzato
  • essiccato

Il processo di estrusione inizia con la miscelazione degli ingredienti macinati. L’impasto, così formato, viene quindi spinto all’interno dell’estrusore dove viene riscaldato sotto pressione a temperature fino a 180-200 gradi. L’impasto poi viene spinto attraverso trafile di diverse dimensioni e tagliato in modo da dare la forma voluta alla crocchetta. Successivamente, si asciugano le crocchette per renderle croccanti, facendole passare in un essiccatore a scuotimento a temperature fino a 200 gradi. In questa fase, vengono cosparse di grasso (utilizzato, molto spesso, come appetizzante “naturale” – che però va incontro ad irrancidimento velocemente, e il grasso rancido e ricco di conservanti è molto difficile da digerire e assimilare, sbilanciando il rapporto omega 3:omega 6 a favore degli omega 6, predisponendo all’infiammazione cronica e dell’ossidazione, nonchè causando gravi problemi di salute come disordini digestivi, vomito di bile o cibo, diarrea, fermentazioni e difficoltà di respiro sotto sforzo) per aumentare la sapidità e rendere appetibili un prodotto letteralmente nullo a livello nutritivo (ecco perché poi scrivono “addizionato di vitamine, enzimi, minerali, etc.”).
La pressatura a freddo inizia in un modo simile all’estrusione: attraverso un impasto di alimenti che vengono disidratati, macinati e miscelati uniformemente, che viene pressato a temperature che arrivano intorno ai 45°-80° C ma senza vapore acqueo.

Tra essicato e liofilizzato invece cambia la temperatura. Nel primo caso l’alimento viene comunque cotto (le temperature nell’essicatore sono alte come in forno), mentre con la liofilizzazione (occhio ad utilizzare essiccatori con programmi per carni e non per verdure) semplicemente si disidrata (si elimina l’acqua per sublimazione).

Normalmente queste due tecniche si utilizzano per gli snack. Alla prima preferisco sempre la seconda perchè mantiene una più alta qualità nutrizionale, organolettica e gustativa; i colori sono vivi, gli olii essenziali sono ancora tutti presenti e non denaturati. Per contro gli alimenti liofilizzati devono essere confezionati e mantenuti molto bene, perchè si deperiscono facilmente.

Ma voi davvero dareste da mangiare al vostro cane o gatto, mangiatori di carne, predatori, azzannatori di cosce piene di liquido, con denti che sfilacciano e non tritano, i pellet che buttate nella stufa?

Vi siete mai accorti come ingoino il cibo e difficilmente lo mastichino? 

Un alimento che si rispetti, un buon secco, con tutti i principi nutritivi che ognuno di noi si aspetterebbe di mangiare, COSTA e NON SI TROVA AL SUPERMERCATO.

Neanche McDonald vi sfama per 2 settimane a 1 euro!

Non affidatevi al commerciale solo perchè avete la parvenza di dare un pasto bilanciato e completo ogni volta, perchè nella realtà non esiste la razione bilanciata e completa ad ogni pasto, nemmeno sulle nostre tavole, e men che meno in natura. Una dieta è bilanciata e completa nell’arco di diversi giorni, anche settimane.

E’ un mito che piano piano sta perdendo la sua credibilità per fortuna, perchè si tratta solo di una “trovata” commerciale (anche vecchia visto che risale a diversi decenni fa) utile solo a spingere il consumatore ad acquistare un prodotto altrimenti scartato perchè fatto solo di spazzatura. 

Sempre di miti da sfatare parliamo quando si accenna all’ eccesso di proteine nel carnivoro 😉

Altro mito da sfatare, o etichetta a cui prestare attenzione, o trovata commerciale, è il tanto ricercato Grain Free. Il Grain Free viene visto come la salvezza antiallergia, antiintolleranza, naturale, speciespecifico, bla bla bla. Ma in realtà proprio così non è.

Premetto non sto dicendo che nutrire un carnivoro opportunista (cane) con cereali sia dannoso, anzi, alcuni cereali o pseudocereali in chicco o fiocchi, oltre ad essere una buona fonte di calorie per certi esemplari, possono apportare preziose sostanze nutritive tra cui vitamine, minerali, acidi grassi essenziali e fibra (se ben bilanciati e non come fonte principale del pasto).

 

Cosa differente sono i rimasugli sottoforma di farinaceo sbiancati e senza l’intero chicco ma solo amido puro, in una crocchetta per lo più ricca di tale componente alimentare. Il carnivoro non possiede amilasi salivari e quella pancreatica non è così efficiente.

Non è fisicamente possibile produrre una qualsiasi crocchetta senza carboidrato: di per se le crocchette per stare unite nell’estruso tipico, necessitano per forza di cose di amidi (di colla). 

Nelle percentuali delle liste ingredienti, soprattutto in quelle di ultima generazione, troviamo ad occhio nudo pochi cereali o quanto meno non tra i primi in lista (nelle etichette da supermercato normalmente li si trova o in pole position o al secondo posto).

In realtà mettendo gli occhiali o adoperandoci della lente di ingrandimento, l’amido si nasconde sotto diverse spoglie (lo troviamo come amido di legumi, tapioca, patate, ma poi anche orzo, quinoa, riso, …) e risulta sporzionato tra i diversi alimenti.

Il problema è che se sommiamo tutte le varie diciture, la percentuale complessiva sale di molto nella classifica.

Ma perchè succede questo? Perchè gli amidi costano poco (e attenzione quelli delle crocchette sono proprio i rimasugli dell’agricoltura, quella che non può entrare nella tavola degli umani, quella con fertilizzanti di origine animale, piena di ormoni, antibiotici, inquinanti,..), fanno peso (quando questo peso non lo posso compensare con proteine e grassi benefici), e riempiono lo stomaco (tipo patatina fritta però).

Procedendo con la nostra carrellata (si lo so non finisce più…ma che ci posso fare se abbiamo un’infinità di prodotti per il petfood? 🙂 ) ultimamente è facile incappare nel termine “human grade”. Gli articoli Human Grade dovrebbero indicare un prodotto in cui gli ingredienti siano “immagazzinati, manipolati, processati e trasportati” in modo che soddisfino i requisiti legislativi per gli alimenti ad uso umano. 

Anche qui mi spiace deludervi ma una materia prima già di per se destinata agli animali domestici non è più adatta al consumo umano per definizione. E comunque siamo tutti ben coscienti come spesso gli stessi alimenti per la catena alimentare umana non sono necessariamente migliori, più sicuri o più salutari.

Monoproteico. “Il mio animale è intollerante, allergico, non digerisce il pollo e allora mi hanno consigliato un monoproteico” a vita, sempre quello, stessa marca, stesso gusto, stessa noia.

No vabbè… Non si può nemmeno stare ad ascoltare questa nuova “trovata”.

Ma davvero credete che un problema digestivo, cutaneo, respiratorio, etc. sia rissolvibile alimentando il nostro animale a vita con un’unica fonte proteica o alimentare?

Vi siete mai chiesti se voi mangereste tutti i giorni solo ed esclusivamente barrette ai frutti rossi?

E la variabilità di cui necessità il microbiota per sopravvivere e tenerci in salute, come la promuoviamo?

E ancora, perchè non vi domandate se il problema è veramente il pollo o piuttosto il pollame contenuto in quello scarto alimentare (chiamato crocchetta) con cui avete allevato fin dai primi giorni di vita il vostro animale? Che per forza di cose ha condotto ad un’eccessiva intossinazione l’organismo portando quel soggetto a trovarsi in un dato momento della sua vita altamente sensibile?

Alimenti terapeutici. Ma perchè secondo voi le crocchette e l’umido possono di per sè essere un alimento terapeutico?

E per finire in bellezza vi lascio con qualche chicca sugli additivi che potreste leggere in un’etichetta…

“Da quando mi sono laureato in veterinaria nel 1965, ho notato un deterioramento generale nella salute degli animali domestici. Sono convinto che gli additivi chimici nel mangime per animali domestici siano la causa numero uno in tale declino.”

Richard Pitcairn, veterinario

                “Quando vennero fuori i cibi umidi, immaginammo che dovessero avere conservanti molto forti dato che non necessitavano di refrigerazione. Molti di essi hanno un conservante molto forte, la formalina (utilizzato anche per conservare i cadaveri, NdA). La formalina è un conservante talmente buono che gli imprenditori ne usano tanta.”

Thomas A.Chew Newland, veterinario

“Un cane di peso e taglia medio/grande, sui 30 chili, può ingerire con la sua dieta circa 6 chili di additivi chimici l’anno” 

Dossier pet-food

Partiamo dalle cose semplici… 

Dolcificanti. Zucchero di polpa di barbabietola, sciroppo di granoturco, melassa sono tra gli additivi più comuni nel petfood (ma anche di moooolti integratori in veterinaria). Interferiscono con la capacità di assimilare minerali e nutrienti fondamentali, sconquassano reni e pancreas, sovrastimolano la produzione di insulina (ma vi siete resi conto di quanti cani e gatti obesi abbiamo nelle nostre case?), inibiscono un corretto sviluppo dei batteri intestinali, e sono all’origine di molte problematiche comportamentali come aggressività e iperattività.

Ma davvero credete sia necessario lo zucchero nel cibo del vostro gatto? ma lo sapete che non è nemmeno in grado di sentirne il sapore perchè non è provvisto degli enzimi utili a discernerlo?

Gelatine. La Carragenina (E407) ..si quella figa ricavata dalle alghe… parliamone… sarebbe sempre più spesso legata a disturbi correlati alla digestione, come sindrome del colon irritabile e gonfiori addominali, fino a problemi di maggiore gravità, come colite ulcerosa e cancro.  

Coloranti. Non apriamo il capitolo che finisco la batteria del pc prima di finire di parlarvene. Se cercate un po’ vi si apre un mondo. 

Conservanti. I più famosi sono il Butilidrossianisolo BHT (E320) e il Butilidrossitoluolo BHA (E321).
Sono entrambi due cancerogeni, conclamati tali addirittura ancora nel 1987, ma in Europa sono ancora legali, perché l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ne ha stabilito dei “limiti di sicurezza” che, se rispettati, non dovrebbero  portare problemi agli animali, o per lo meno non determinare effetti tossici dimostrati.

Già, se venissero rispettati questi limiti e “non dovrebbero”. Inoltre sono banditi nei prodotti per bambini ma non per i cuccioli (e comunque per gli animali).

Quella invece che non è più legale in Europa ma che però scavalca il problema perchè le aziende mangimistiche sono multinazionali, è l’Etossichina (E324). Genotossica.

Altri conservanti utilizzati sono il Gallato di Propile, il Nitrito e Nitrato di sodio (tanto imputati in umana perchè presenti negli insaccati) ed i Polifosfati, anch’essi potenzialmente dannosi a quantità elevate, perchè inibiscono l’assimilazione di calcio, magnesio e ferro.

Insaporitori. Il Glutammato Monosodico (E621) è un’altra sostanza spesso presente nel cibo per animali, utilizzata per insaporire, insieme ad altri due prodotti similari, l’Acido Guanilico, E626 e l’Acido Inosinico, E630.

Ma se veramente non fosse spazzatura, insapore, incolore, senza nutrienti fondamentali e antivoglia per principio, che bisogno ci sarebbe di riempire il cibo con tutti questi (e molti altri) additivi, non credete?

Le reazioni che ne possono derivare sono tante e svariate. A breve termine potremmo includere le reazioni avverse al cibo, che sono soprattutto intolleranze e allergie. Quelle a lungo termine sono la tossicità cronica, che va a indebolire tutto l’organismo, alterandone le funzione e promuovendo in età più o meno avanzata (ormai sempre più bassa) insufficienze e patologie tumorali.

Questi additivi consentono ai cibi di stare sugli scaffali fino a cinque anni, di essere sballotati in banali scatole di carta o plastica o lattine dentro container in qualsiasi condizione di umidità e temperatura, cosa credete che possano fare ad un organismo vivente?

Come fare per evitare gli additivi?

Beh, innanzitutto al bando le crocchette colorate o quelle da 3,50 euro per 800 grammi.

Dimenticavo un ultimo appunto a cui forse pensate poco perchè magari non li trovate scritti nelle etichette…

Ma i metalli pesanti rilasciati dalle lattine dove staziona per diversi mesi l’umido lo sapete cosa promuovono?

I metalli si accumulano lentamente e progressivamente negli organi (ossa, fegato, rene, SNC, tessuto adiposo) e nei tessuti dove il loro eccesso blocca l’attività di numerosi complessi enzimatici con conseguente danno metabolico ed energetico inducendo malattie cronico-degenerative, quali cancro, immunodeficienze, demenza, disturbi neurocognitivi (neurotossicità) etc.

E le microplastiche?

 

Fate attenzione quindi soprattutto all’acquisto di tutta quella serie di mangimi a basso costo, che si vedono ovunque, super famosi, super pubblicizzati. Affidatevi a piccole aziende interamente Made in Italy dove potete rivolgervi ad un servizio clienti e capire da dove arrivano le materie prime, con date di scadenza brevi, con pochi e chiari ingredienti.

Non lasciatevi infinocchiare dal Junk food, siate coscienti e attenti. 

A presto amici

Al prossimo articolo

Non mancate!

Stella

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